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Internet per la libertà dei popoli

di Codice binario (19/06/2009 - 18:21)

Le notizie di queste ore riportano prepotentemente alla ribalta l'importanza di Internet che chiede al governo forme di democrazia trasparenti e garantite.

In Iran il ruolo della Rete è fondamentale e di ausilio ai giovani studenti che, attraverso la rete telematica, fanno giungere al mondo il loro segnale di potesta e l'inevitabile repressione violenta da parte di chi teme di perdere il potere.

Su questo ne avevo già parlato in un articolo, in occasione della protesta birmana, che ripropongo di seguito:

Plug-Us. Per una Governance di Internet

 Ieri la rivolta,
mani giunte in preghiera,
silenzio, presenza.
Oggi echi di pallottole,
la rivolta è immobile nel sangue.
Domani la rivolta riprende più forte,
mani giunte in preghiera,
silenzio, presenza.
PLUG US.

All’alba del 27 settembre 2007 alcuni navigatori della Rete hanno potuto leggere su un canale telematico non ancora censurato il messaggio in epigrafe che descrive, meglio di qualunque reportage giornalistico, il dramma della rivolta in Birmania.

Nonostante gli sforzi per censurare internet, i dissidenti del governo birmano con ogni stratagemma tecnologico (sim estere, e-mail, blog, chat, icq) inviano le informazioni su ciò che realmente accade nel loro paese.
Al i là di ogni etica riflessione sul metodo con cui si esplica la protesta basata su un silenzio assordante e sulla presenza pacifica nelle strade, colpisce il termine con il quale viene chiuso il messaggio “plug us”, un termine che deriva da un gergo tecnico come “plug in”, “plug & play” e che questa volta chiede al mondo soltanto di “restar inserito”, ovvero “collegato”, alle sorti di un popolo in “pacifica rivolta”.

E’ Internet il primo avversario che viene oscurato dai governi autoritari, tuttavia in questo caso ha portato alla luce la rivolta in Birmania una protesta, nata tre mesi fa, e solo grazie alla Rete è evasa dai confini birmani per raggiungere le coscienze del pianeta.
Non è la prima volta che internet diventa strumento della libertà di espressione e del diritto alla conoscenza, ricordo quando si distinse nei conflitti in Bosnia e Iraq permettendo al “pensiero libero” di attraversare i confini della repressione e della guerra.

Oggi più che mai Internet ha bisogno di essere tutelata e difesa, ma da chi?
Certamente dalle multinazionali tecnologiche che ne detengono la struttura tecnica e dai governi che attentano alla sua evoluzione, governi che trincerandosi dietro la lotta ai crimini informatici, alla pedopornografia e alla diffamazione on line, alla violazione del materiale protetto dal diritto d’autore, promuovono norme che in realtà, anziché combattere i reati, attentano alla libertà di espressione degli utenti.

La tecnologia della comunicazione digitale nasce libera e, grazie alla sua continua evoluzione, capace di rigenerarsi aggirando limiti normativi e attacchi censori.
La libertà di promuovere un “blog” non deve essere e non può essere rinchiusa, assimilata, enucleata alla legge sulla stampa o sull’editoria: i principi sono differenti, gli strumenti sono diversi.

Quale sarebbe stata la sorte del blog birmano, iracheno o bosniaco se fosse rientrato nella legge sulla stampa?
Avremmo avuto lo stesso effetto legato alla conoscenza?

L’Internet Governance Forum (IGF) agisce su mandato del World Summit on the Information Society (WSIS), offrendo supporto alla Segreteria generale delle Nazioni Unite, con il compito di avviare un dialogo tra i popoli affiche si possano tutelare le libertà e i diritti di espressione dell’individuo attraverso la tutela di Internet grazie ad una condivisa regolamentazione.

Il compito affidato è arduo, l’auspicio che personalmente rivolgo all’IFG è vincere nel 2008 la medaglia olimpica, lavorando affinchè anche in quel territorio nel quale si terranno i giochi, la libertà di espressione e di conoscenza venga riconosciuta attraverso la Rete.

Internet non è dei Governi, delle multinazionali, delle aziende più ricche, Internet non è bianca, non è nera, rossa o gialla, Internet non è di pochi eletti, perché Internet è libera e appartiene a tutti Noi.
Plug Us.
Massimo Melica

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